Segnalazione: Non chiamarmi Biancaneve di Angelica Romanin

“Non chiamarmi Biancaneve”
di Angelica Romanin

Genere: Chick lit

TRAMA:
Bianca è un’agente immobiliare con un’irragionevole allergia all’amore.
Erik è un ricco imprenditore in cerca di casa.

Lei è testarda, inquieta, disincantata. Lui è affascinante, irresistibile, deciso.
Lei non lo sopporta. Lui la trova adorabile.
Lei vuole vendergli quella maledetta villa e liberarsene il prima possibile. Lui ha deciso di sedurla.

Ma Bianca non è affatto intenzionata a cedergli. Lei ha un solo obiettivo: fargli firmare quel dannato contratto! Anche se questo volesse dire seguirlo in piena notte in una villa infestata dai fantasmi, imbarcarsi in un’assurda caccia al tesoro e trascorrere con lui molto più tempo di quanto avrebbe voluto…

ESTRATTO:
Sono seriamente intenzionata a fingere che non sia accaduto niente.
«Pura e semplice suggestione» borbotto, mentre accendo la tv.
Sto quasi per iniziare a crederci per davvero, quando suona il campanello.
«No…» gemo, intuendo chi possa essere. «No, no, no!» Mi alzo di scatto e mi precipito al citofono con intenzioni bellicose. «Cavolo, Frederik! Cosa non hai capito di: non ho voglia di parlarne?» sbraito col mio solito tono accomodante.
«Dai, aprimi» replica lui, con calma.
«No! Affatto! Non puoi presentarti qui e…» lo sento parlare con qualcuno così mi interrompo.
«Sì, devo andare al secondo piano» eccolo sfoggiare il suo irresistibile timbro da Mister Rubacuori. «L’appartamento della signorina Bianca, ha presente? Bionda, occhi azzurri, poco seno, sempre arrabbiata…»
Stronzo malefico!
Poi, una risatina di donna in sottofondo – sicuramente la smorfiosa del primo piano –, lo scatto del portone che viene aperto e ancora lui: «Grazie, è stata davvero gentilissima.»
Accidenti al suo fascino da bello e impossibile! Devo ancora trovare una donna che gli resista!
La sua voce vira sull’autoritario quando si rivolge di nuovo a me: «Sto arrivando» sibila. «Apri la porta se non vuoi che la butti giù.»
Riattacco il citofono con un moto di stizza, e dopo appena qualche secondo odo uno scampanellio nervoso. Apro la porta, decisa a dirgliene quattro, ma lui non me ne dà il tempo: mi scansa e si dirige in cucina a passo di marcia, in mano un sacchetto della rosticceria.
«Non esiste che mi escludi così!» sbatte il sacchetto sul tavolo. «Abbiamo iniziato questa avventura assieme e la finiremo assieme! E non azzardarti più a ignorare le mie chiamate!» Poi abbassa lo sguardo a fissarmi le gambe nude, rialza il viso e fa un lungo sospiro. «Puoi vestirti, per cortesia? E smettila di usare quel profumo, per Dio!»
Non capisco cosa non vada nel mio profumo, e nemmeno mi interessa. Cavoli suoi se non gli piace! […]