Aura Conte - Chick Lit & Suspense

ESTRATTO: Shelter

ArabicChinese (Simplified)DutchEnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanishTurkish

Nota: È possibile che all’interno di questo post siano presenti dei link sponsorizzati.

“SHELTER”
di Blake Reaves/Aura Conte

Genere: Romanti Suspense/Humour/Estate
Disponibile su Amazon & Kindle Unlimited: https://amzn.to/3Q33AXX

Blake Reaves è uno pseudonimo di Aura Conte.

© Copyright 2020 Aura Conte – Tutti i diritti riservati.

****************

CAPITOLO 1

KELLY

***

La nostra vita è fatta di istanti, minuscoli momenti che si accavallano tra di loro… in apparenza, insignificanti.
Tuttavia, basta proprio uno di questi per cambiare del tutto il tuo destino, grazie a decisioni più o meno sbagliate.
«La porta fa fatica ad aprirsi, ma basta un piccolo strattone» mi spiega, la signora dai capelli scuri che ho davanti. Poi si sposta, invitandomi a entrare per mostrarmi quella che sarà la mia futura casa per i prossimi tre mesi e mezzo.
Si tratta di una piccola rimessa per le barche, ristrutturata a uso abitazione. Nulla d’incredibile ma visto che ci vivrò da sola, mi basta e avanza.
Fuori dalla finestra che illumina il salottino con cucina, c’è l’oceano e delle maestose onde che in questo momento si stanno abbattendo sugli scogli.
«È molto accogliente» osservo, mentre lascio cadere sul pavimento uno dei miei borsoni.
«Casa nostra si trova dall’altra parte della proprietà, più a monte. Seppur di piccole dimensioni e con molte finestre, questo posto possiede un bel po’ di privacy» confessa la proprietaria, la signora Watson, porgendomi una busta con delle chiavi e dei numeri di telefono per le emergenze al suo interno.
«Grazie» rispondo.
«Per qualsiasi cosa, può contattare o me o mio marito via telefono» infine conclude, prima di avviarsi verso l’uscita.
Ho già firmato il contratto in agenzia a Sacramento e anticipato due mensilità. L’ho fatto in fretta e furia, a dirla tutta. Nel classico istante in cui decidi di cambiare la tua vita.
Cinque minuti dopo, inizio a controllare in giro, per rendermi conto di cosa mi serve comprare nell’immediato.
La rimessa è uno stanzone con un divano con due porte, una poltrona e un tavolino. Dietro questo piccolo salotto, si trova un’isola e la cucina con vista oceano. Alle pareti in legno ci sono appese corde, stelle marine e oggetti vari sempre con lo stesso tema.
Mi accorgo subito della presenza di tazze e alcune stoviglie, poi faccio qualche passo verso una delle finestre e fisso fuori.
La scogliera è abbastanza alta e c’è solo una piccola striscia di sabbia a mia disposizione, ma anche in questo caso me la farò bastare. Anche perché, spostando lo sguardo, mi rendo conto che l’intera costa offre più luoghi dove andare ad abbronzarsi. Mi toccherà semplicemente camminare.
Poteva andare peggio, in fondo.
Afferro uno dei miei borsoni e mi avvio verso le uniche due porte presenti all’interno della rimessa, una conduce a una camera da letto, l’altra al bagno.
Dovrei avere qualche ora per riposare e fare una doccia. Al cibo ci penserò più tardi. Accendo il mio cellulare per controllare l’ora e all’istante vengo sommersa da una sfilza di notifiche.
Scorro per controllarle, sbuffando.
«No, no… no» mi lamento, leggendo i nomi.
Infine invio un’unica risposta: «Sono arrivata, il viaggio è andato bene… ti chiamo dopo il colloquio.»
Tuttavia, so già che non lo farò.

***

Il tragitto dalla rimessa al mio tanto auspicato nuovo posto di lavoro è relativamente breve.
Per giungerci ho attraversato una sorta di statale limitrofa al mare. La piccola città costiera della Carolina del Sud dove mi trovo, Decker, è stracolma di natura e paesaggi ma decisamente meno gettonata rispetto a Myrtle Beach o Charleston.
È un paesino, in poche parole. Una di quelle piccole località di passaggio tra un luogo turistico e un altro, dove si passano al massimo le vacanze.
Percorro la strada, fin quando non mi trovo un cartello con tanto di freccia e il logo del luogo dove devo recarmi. Seguo le indicazioni, attraversando una strada non ben asfaltata che porta verso la costa, la spiaggia, l’oceano.
Lentamente, inizio ad ascoltare della musica e subito dopo, appare alla mia vista un edificio in legno e pietra con una scritta in alto: The Shelter.
È identico a come presentato nell’annuncio e come mi è stato descritto, durante colloquio che ho avuto in videochat con il proprietario del locale, un certo Samuel Norris.
Sembra un luogo a posto. Si trova vicino alla spiaggia, ha un grande spiazzale sul davanti come parcheggio per i clienti e il personale ha delle divise semplici ma decenti. Una t-shirt e un paio di jeans scuri.
Mi avvicino verso il portico in legno che funge da entrata, dove ci sono alcuni sgabelli sparpagliati qui e lì. Credo che qualcuno sia in procinto di passarci un panno e sistemarli al loro posto.
«Tu devi essere Kelly!» annuncia di colpo una voce femminile, facendomi sussultare.
«Sì, sono io» replico subito, voltandomi per controllare.
Mi trovo così davanti una donna incinta di circa trent’anni. Il suo pancione è molto evidente, ha indosso come gli altri una t-shirt nera ma le va un po’ stretta, visto il suo stato.
«Buon pomeriggio, sei in anticipo di venti minuti» osserva, controllando l’orologio.
«Sì, mi dispiace. Se necessario, posso passare più tardi.»
«No, no! Seguimi, sono certa che Sam apprezzerà» aggiunge. «Io sono Georgia, colei che dovrai sostituire in questi mesi» mi informa, poi sorride e mi trascina all’interno del locale.
Appena entrata, mi rendo conto dell’ambiente. Un mix tra un pub e un ristorante in riva al mare.
«Sam!» strilla più volte Georgia, man mano che ci avviciniamo al bancone del bar.
Un uomo appare poco dopo, arrivando dal retro del locale, è lo stesso con il quale ho fatto il primo colloquio via video-chat.
«Kelly Wright! Benvenuta, mi sbaglio o ti aspettavamo fra un quarto d’ora?» domanda, facendomi arrossire. È un uomo alto, dai capelli biondicci e gli occhi chiari.
«Non far caso all’esuberanza e la possibile invadenza di mia moglie, sono gli ormoni e l’euforia pre-parto che la rendono così chiassosa!» scherza, strappandomi un sorriso. «Ti sei già stabilita nella nuova casa?»
«Sì, grazie. E Georgia è stata molto gentile» rispondo.
«Si vede che non la conosci abbastanza!» continua a scherzare Sam, beccandosi una gomitata da sua moglie.
«Sam!» urla una voce maschile dalle cucine con insistenza.
«Scusate, devo tornare di là. Jack mi chiama. Georgia ti spiegherà le tue mansioni e ti darà la divisa. Siamo molto felici di averti qui» dichiara il mio nuovo capo, correndo in cucina.
«Mai un attimo di pace!» si lamenta lei, scuotendo la testa. «Vieni, ti mostro il locale. Sappi che qui abbiamo turni diurni e notturni, siamo aperti sette giorni su sette ma avrai il tuo giorno libero, come scritto nell’annuncio. Decker è una piccola comunità, ma fra pochi giorni i turisti arriveranno anche qui» poi mi informa, invitandomi a seguirla.
Georgia segue gli ordini di Sam… mi mostra l’intero locale, il retro con l’area impiegati, il mio armadietto e infine, un grande terrazzato con diversi tavoli già apparecchiati dal quale è possibile accedere alla spiaggia.
«Questo posto è stupendo» affermo, soffermando il mio sguardo sul tramonto.
«Io e Sam lavoravamo qui d’estate, come te. Quando il proprietario ha deciso di vendere, mio marito ha fatto carte false pur di acquistarlo» racconta.
«Ha fatto bene, una vista così è un buon affare! Se ben promosso online, potreste diventare famosi» le faccio notare.
«Tu studi Marketing pubblicitario a Sacramento, vero? L’ho letto nel tuo curriculum» chiede.
«Sì, ma ora ho deciso di fare una pausa per un semestre» rispondo immediatamente, spostando lo sguardo alla ricerca di qualcosa in grado di farci cambiare argomento.
Tuttavia, facendolo, mi imbatto in Sam e in un gruppo di persone che stanno discutendo nelle cucine.
Sembrano nel bel mezzo di una conversazione poco piacevole con un ragazzo molto alto e dai capelli scuri, il quale in questo momento mi sta dando le spalle.
«Non farci caso, qui abbiamo testosterone in abbondanza e ogni tanto, accade qualche litigio» mi spiega Georgia ma non distolgo la mia attenzione.
Sam si rende conto che lo sto fissando e mi sorride. Questo suo gesto attira l’attenzione del ragazzo di spalle, il quale si volta di colpo a controllare.
In un istante, due occhi azzurri incontrano miei e invece di ricevere un sorriso come prima, mi imbatto in una fronte corrugata e uno sguardo severo.
Lo sconosciuto in giacca di pelle mi controlla dalla testa ai piedi. Il suo gesto mi indispone e faccio un passo indietro.
«Non far caso nemmeno a lui… vieni, devo ancora darti la divisa e il foglio con tutti i tuoi turni» dice all’improvviso Georgia, riportandomi alla realtà.
Mi sento strana, nessuno mi ha mai guardato in tal modo… come se volesse uccidermi o qualcosa di molto simile.


CAPITOLO 2

CONNOR

***

È tardi, sono in ritardo di almeno due ore e so già che quel bastardo di Chris me la farà pagare… cara, molto cara.
Letteralmente parlando.
Pur di non farmi gettare vivo nel bel mezzo dell’oceano da lui e la sua gang, per colpa di quella bella figa di sua sorella, un paio di scopate mi stanno costando più di cinquemila dollari… e io non pago mai per fare sesso.
L’unico modo per mettere una toppa a questa situazione è stato chiedere a quel damerino di mio fratello, Sam, un anticipo sugli introiti di questo mese.
Non è la prima volta che lo faccio ma non è mai capitato per certe ragioni!
«Perché anziché chiedermi soldi, non provi a tenerlo nei pantaloni o a fare una vita più regolata, Connor?» domanda Sam con saccenteria.
«Perché mi piace bere e scopare come il mio vero padre. Il tuo era diverso» rispondo, guardando fuori da una delle vetrate e su Georgia, la moglie di mio fratello.
Ha appena parcheggiato al The Shelter, il nostro locale, e sta scendendo dall’auto con lentezza. È incinta di sette mesi e spero vivamente per lei che quel bambino sia il suo clone. Mio fratello maggiore è troppo insopportabile.
«Forse dovresti aiutare tua moglie, anziché pensare a chi mi porto a letto» commento.
«Non preoccuparti, ho già provveduto. Fra un’ora arriverà la nuova cameriera. Quella bruna che hai squadrato l’altro giorno. È lei che sostituirà Georgia in questi mesi. Vive alla rimessa degli Watson» mi spiega.
Comprendo immediatamente di chi sta parlando. Ciononostante, credevo che quella ragazza fosse una sua amica… e non una nostra dipendente.
Bruna, capelli poco più lunghi delle spalle, curve da sballo… e un’aria innocente in grado di farti finire in manicomio.
Il mio tipo, fisicamente.
La mia nemesi, caratterialmente.
Troppo brava ragazza.
«Contati, sono cinquemila e cinquecento» dichiara all’improvviso Sam, passandomi i soldi.
«Era ora! Il tuo culo è lento come quello di una lumaca di novant’anni» mi lamento, infilando le banconote nella tasca della mia giacca di pelle.
«Cerca almeno di non correre come un pazzo da qui al chiosco di Jeff!» mi raccomanda Sam.
Non gli rispondo. Nemmeno nostra madre è così apprensiva e soffocante.
Poi, cammino verso l’uscita, alzando la mano per salutarlo.
Abbiamo interagito abbastanza per oggi. Ho ottenuto ciò che sono venuto a cercare, ora può anche tacere.
Salgo sulla mia moto mentre lui riprende a lamentarsi del mio atteggiamento menefreghista… e io continuo a fottermene.

SHARE/CONDIVIDI POST:

SHARE/CONDIVIDI POST:

Nota: All’interno di questo blog sono presenti dei link di affiliazione/sponsorizzazione.

In qualità di Affiliato Amazon, io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

Per maggiori informazioni, clicca qui

All’interno di questo blog sono presenti dei link di affiliazione/sponsorizzazione.

In qualità di Affiliato Amazon, io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

Per maggiori informazioni, clicca qui

EnglishFrenchGermanItalianPortugueseRussianSpanish

IMPORTANTE

All’interno di questo blog sono presenti dei link di affiliazione/sponsorizzazione. In qualità di Affiliato Amazon, io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

Per maggiori informazioni, clicca qui

ico8

Theme by Aura Conte